Era tutto pronto. Il cuscino gonfiabile per dormire in autobus. Le coccole che serbavo da venti giorni per il mio bell'Uomo del Nord. La valigia con dentro la sciarpa il cappello i guanti per andare a Saint Moritz domenica.
E invece sono bloccata in ufficio nel paesaccio fino a che le strade non si liberano. Stanotte mi tocca dormire nel tugurio con la stufa accesa sperando di risvegliarmi domattina.
Erano dieci anni che non nevicava in questo posto, Maremma maiala, come dice il Capo.
Altro che Saint Moritz.
Non è vero che odio i matrimoni altrui. Non è vero che parlando di matrimoni non riesco ad essere oggettiva. Quella che segue è la cronaca del matrimonio di mio cugino. Per essere più obiettiva riporterò ora e luogo di ogni evento. Vedrete, riesco a parlare di matrimoni altrui senza alcuno coinvolgimento emotivo.
Ore 10.40. Casa Mia. Squilla il telefono. E’ mia cugina Brunella.
“Chiedi a tua madre se vuole essere truccata!”
“Veramente mamma e papà sono già usciti… io e la Doroty li raggiungiamo.”
“Mamma, zia e zio sono già usciti!”
In sottofondo sento la soave risposta di mia zia: "G'stuzzj r bal v'n!" (traduzione letterale: giustizia gli deve venire).
Ore .11.00. Davanti alla chiesa di Sant’Agnese. Lo sposo è raggiante. La sposa non arriva. La Doroty cerca disperatamente un pezzo di nastro bianco da attaccare alla Sufy Car.
Ore 11.15. Finalmente arriva la sposa, e comincia la cerimonia. Il prete è un noto sacerdote bergamasco che parla cantando e ha un passato in prima linea nella lotta contro l’usura. Una specie di leggenda vivente. Conosce mio cugino praticamente da quando è nato e si diletta a metterlo in imbarazzo parlando del suo passato nei parà e di quando da bambino le buscava da tutto il quartiere. Risatine trattenute.
Ore 11.30. Arriva zia Lilina. “Cosa dicevi prima mentre eravamo al telefono, zia?” le chiedo con aria indifferente. “Ho detto: ma che disdetta! Sono già andati via!” Mia zia è accompagnata dalla nipotina Miki, figlia di mia cugina, che ha tredici anni ed è vestita come un trans dell’Anagnina. Le chiedo chi le ha messo quei quattro millimetri di matita sull’occhio. Risponde che ha fatto da sola. Ecco perché sua zia cercava gente da truccare a casa nostra.
Ore 11.50. Il prete dice: “In Piedi!”. Io, la Doroty e Miki restiamo sedute. Guardo Miki. “Perché non ti alzi?”
“Perché voi state sedute?”
“Sei cattolica?”
“Sì”
“E allora alzati.”
Miki sbuffa. Non mi sembra un atteggiamento molto pio.
Ore 12.10. La Messa è finita. Il prete sta per dire: “Andate in pace “ ma si sente squillare un cellulare. È mia zia Maganna, nota parapsicologa, nonché madre dello sposo. Caracolla lungo i banchi cercando invano di spegnere l’aggeggio infernale. Rendiamo grazie a Dio.
Ore 12.20. La Doroty ruba un pezzo di nastro bianco dalle decorazioni della Chiesa per attaccarlo alla Sufy Car. Io mi vado a nascondere.
Ore 12.30. Tentiamo di seguire il corteo nuziale. Ci perdiamo. Il pezzo di nastro bianco attaccato all’antenna della Sufy Car ci abbandona sulla superstrada.
Ore 13.30. Sono al telefono con il Lombardo Veneto. Mia madre strilla che facciamo tardi in sala.
Ore 14.30. Siamo in sala. Aperitivo di benvenuto all’aperto. Ci gettiamo sugli stuzzichini come bestie affamate.
Ore 15.00. Si entra in sala. Entrata trionfale degli sposi, che scendono da una scalinata creata ad hoc. Una scala che non porta in nessun posto, serve solo a fare scena.
Ore 15.15. Arriva il primo antipasto. Miki scopre che le hanno riservato il menu bambini. Pianti e strepiti. Dieci piatti da adulti vengono passati dai nostri posti al suo, ma lei protesta che non ha più fame. Intervengono quattro camerieri, un gourmet e un sommelier. Mia cugina Giò, sua madre, si va a nascondere.
Ore 15.30. Cominciano le danze. Guardo le coppie che ballano i lenti. Sono serena. Lo giuro.
Ore 16.00. Il primo primo. Spilucco due gamberi.Il secondo primo. Assaggio mezzo raviolo.
Ore 16.30. Primo spogliarello di mio cugino sulle note di Hot Stuff di Donna Summer.
Ore 17.00. Arrivano i secondi. Spilucco un altro gambero, e mi lancio come un homo abilis sulla tagliata al sangue.
Ore 17.30. Ricominciano le danze. Latinoamericana. Il vino fa il suo effetto e anch’io comincio ad agitare il sedere come una vecchia carrampana.
Ore 18.00. Sorbetto. Fine prima parte. Col rutto.