Luci rosse.
Proprio ora che anche gli altri Paesi d’Europa cominciavano a guardare il fenomeno con simpatia. Gli inglesi, per esempio, hanno sfornato da poco, sul tema, una commedia deliziosa, Irina Palm, in cui Marianne Faithful veste i panni di una nonnina dalle mani talmente morbide da tirar su seicento sterline a settimana… a fare cosa, lo potete immaginare, grazie al buco nel muro di un sexy bar di Soho. La delicatezza e l’humour con cui viene narrata una vicenda cancella dalla mente di chiunque l’idea del localaccio zozzo con le donnine ignude e ci ricorda che la funzione dei bordelli è da secoli una funzione sociale… insomma, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo.
E non serve ricordare che è meglio farlo tra quattro mura piuttosto che alla stazione metro del Banhoof Zoo.
Tutto questo per dire che sono contraria alla prostituzione.
Che auspico pene più severe per i clienti.
Ma che fino al lontano giorno in cui nessuno sarà più costretto a pagare per scopare, mi sento di affermare con sicurezza che la civiltà di un Paese si misura dallo stato in cui lascia le sue prostitute.
Lo sgombero del Rossembuurt è una sconfitta non solo per l’Olanda, ma per tutta l’Europa che non ha saputo seguirne l’esempio. E adesso, purtroppo, comincia a diventare troppo tardi.
Io alla Doroty gliel’avevo detto: che cazzo ci esci a fare con uno che non ti garba?
E lei di rimando non capisci niente, l’amicizia tra l’uomo e donna, la solita prevenuta, non esiste solo il sesso e così via. Ma il destino l’aspettava al varco.
Intanto questo cazzone, che per comodità d’ora in poi chiameremo Il Bonobo, si è fatto venire a prendere da lei. In pratica ha infranto la regola numero zero del corteggiamento, quella che non è neanche scritta talmente è scontata. Ma questo sarebbe anche il meno, considerato quello che aveva intenzione di fare.
Ha portato (si è fatto portare…) la Doroty in un baraccio insulso ai confini della città, uno di quelli in cui d’estate per rimpolpare la serata mettono su il karaoke e vendono le pentole e i piatti. Manca poco che non la portasse a una riunione della Stanhome, ma la Doroty, si sa, è di poche pretese, e si accontenta.
O meglio si accontenterebbe, se il Bonobo, facendo onore alla promiscuità della sua razza, non arpionasse con lo sguardo ogni femmina non accompagnata nel raggio di cinquanta metri.
La cosa è piuttosto imbarazzante, e lo diventa ancora di più quando fanno il loro ingresso nel bar sfigato due vecchissime amiche del Bonobo, che alla sua vista attivano immediatamente la modalità “spulciarsi a vicenda per favorire la coesione sociale”. Le Bonobe si sono dunque sedute al tavolo con loro, catalizzando l’attenzione del maschio e rendendo ancora più furiosa la Doroty, che a quel punto si sentiva Charlton Heston nel Pianeta delle Scimmie.
Dopo lunghe mezz’ore di vicendevoli spulciamenti, finalmente il Bonobo ha capito che dal lato delle Bonobe non c’era trippa per gatti, e si è ricordato della sua vittima designata. Così ha signorilmente (ehm…) pagato il conto e ha portato (ehm… si è fatto portare) a fare un giro in centro.
In centro hanno incontrato la Matrioska. La Matrioska è un’amica di infanzia della Doroty. Da ragazzine erano praticamente due gocce d’acqua, ma la pubertà ha portato una serie di trasformazioni a seguito delle quali la Matrioska è diventata tanto alta e larga che la Doroty, rimasta minuta, potrebbe tranquillamente starle dentro. Da qui il soprannome. La Matrioska è sempre accompagnata dal Matriosko, il suo ragazzo, prototipo del fidanzato affezionato carino fedele e perfetto. La Doroty è accompagnata dal Bonobo.
Velo pietoso.
E’ dall’uscita del locale che il Bonobo allunga le sue braccia verso la Doroty con ogni pretesto, e lei comincia ad essere piuttosto stufa di essere placcata come una rugbista, quando lui le propone una passeggiata romantica “in un posto panoramico”. Ovviamente, con la macchina della Doroty.
La Doroty che non è proprio del tutto deficiente. Subodora l’inganno e propone di andare sulla piazza principale, che si affaccia sui Sassi.
Evidentemente non è quello che aveva in mente lui, perché le propone subito di andare sul Belvedere, il che è come dire andiamocene in camporella.
Suppongo che la Doroty abbia avuto la confusa immagine di un tizio che si masturbava nel suo corpo sui sedili della sua macchina. A un certo punto questo tizio alza la testa e lei vede la faccia del Bonobo.
Io avrei urlato dall’orrore.
Ma la mia sorellina è una tipa tosta, è riuscita a mantenere la calma e a rispondere soavemente: “Veramente sono stanca, vorrei andare a casa.” Il che tradotto in linguaggio maschile suonerebbe più o meno "Mi fai schifo, crepa".
Il Bonobo ha accusato il colpo. Non aveva molto da obiettare, e per di più non era lui che stava guidando, non poteva tentare un itinerario non programmato.
Si è rassegnato alla compagnia di Federica anche per quella sera.
Mia sorella è tornata a casa ridacchiando. Dà una certa soddisfazione mandare un Bonobo in bianco.
Gloria era bellissima. Immagino lo sia ancora. Somigliava a Sophie Marceau, per la forma degli occhi, grandi e verdi, circondati da ciglia nerissime, e della bocca, carnosa, ben disegnata, eppure estremamente espressiva.
Era una vera Cosmogirl. Ricordo che una volta mi disse di avere quarantasette paia di jeans. In effetti era proprio una di quelle ragazze che dicono: io sono un tipo semplice, vesto sempre in jeans e maglietta. Sì. Jeans attillatissimi da far esplodere il culo e maglia rigorosamente ultra griffata. In un certo senso, io la adoravo. Era tutto quello che non sarei mai riuscita ad essere: ricca, figa e intraprendente. E anche tutto quello che non avrei mai voluto essere: volubile, superficiale e maledettamente infelice.
Andare in discoteca con lei era una botta tremenda per la mia autostima. Fu un’esperienza che mi fece perfettamente capire come doveva sentirsi l’Uomo invisibile del famoso romanzo di Wells. Anche se, in effetti, qualcuno ogni tanto mi notava. Si avvicinava con fare circospetto e mi sussurrava all’orecchio: “Mi presenti la tua amica?”.
D’altra parte in quel periodo divenni estremamente popolare, e compagni di facoltà che mai mi avevano degnato di uno sguardo, colleghi di lavoro che non mi salutavano neanche la mattina davanti alla macchinetta del caffè diventarono improvvisamente miei grandissimi amici.
Mi ricordo come fosse ieri il giorno successivo alla nostra prima serata insieme in discoteca. Mi aggiravo per le strade della città come una zombie con le occhiaie e una stima di me stessa che si avvicinava molto a quella che provo verso Silvio Berlusconi. Incontrai un mio amico, che passeggiava con la madre, e che le disse: “Mamma, ti presento Lilian. Lilian ha venticinque anni, è laureata, lavora, e non è fidanzata.” Perché è unammerda, mi veniva da rispondere, ma mi trattenni per non scandalizzare l’anziana signora con il mio turpiloquio.
Gloria in effetti amava circondarsi di amiche cesse, forse per far risplendere ancora di più il fulgore della sua bellezza. Questo comportava una vera rottura di scatole per gli uomini che le ronzavano attorno. Perché quando una strafiga esce con amiche carine, puoi sempre sperare che la serata non vada del tutto sprecata se lei ti dà il palo. C’è la possibilità di un ripiego. Se invece ha solo amiche cesse, stai fresco, e devi investire necessariamente tutto il tuo tempo su di lei.
Gloria questo lo sapeva bene, e credo fosse il solo motivo per cui per un po’ di mesi mi degnò della sua compagnia. Compagnia che, devo ammetterlo, non mi era affatto sgradita: perché Gloria era matta, allegra e musona, lunatica e solare, coinvolgente e destabilizzante. E soprattutto era circondata da ragazzi che, per quanto mi considerassero effettivamente meno che zero dal punto di vista strettamente sessuale, sembravano tuttavia inspiegabilmente attratti dalla mia vena dialettica e dal buffo contrasto che c’era tra la mia aperta autoironia e la sua esuberanza megalomane.
Devo dire alla fine che, con lei, mi sono sempre divertita. Forse per questo anche se ha contribuito a fare tabula rasa della mia vita sessuale in quei tre mesi che siamo uscite più o meno costantemente insieme, conservo di lei un ricordo positivo.
Anche perché tra tutti quegli uomini che non mi degnavano di uno sguardo e le sbavavano dietro, non c’è stato uno che sia riuscito a portarsela a letto. Bon bott.