Sabato scorso ero sulla spiaggia con i cugini Iaia e Dome e Mikelotta e all’improvviso quest’ultima (quattordici anni, tre millimetri di matita sugli occhi, lettore mp3 collegato direttamente al cervello) vien fuori a dire che lei è “Emo”.
Sentendosi in coro chiedere da esseri di diverse generazioni (Iaia ha ventun anni, Dome diciotto e la sottoscritta trentuno suonati): “Che cazzo vuol dire Emo?” Mikelotta ha preso un’aria di composta superiorità e ha pazientemente spiegato: ci sono gli Emo, e poi ci sono i Truzzi. Gli Emo (da emotional) sono sensibili, anticonformisti, punkettari e rockettari. Ascoltano i Tokio Hotel (sui quali andrebbe fatto un lungo discorso a parte) ma non disdegnano Avril Lavigne e altro simil punk.
I Truzzi, al contrario, vivono di loghi e di vestiti firmati (o piuttosto delle imitazioni che si vendono a centinaia sulle bancarelle), ascoltano house e tecno e girano in macchina (quelli che hanno l’età per guidarla) con la radio a palla.
Credevamo tutti che fosse una classificazione limitata all’area geografica della mia angusta cittadina di provincia. Babbei retrogradi, almeno Dome, che data l’età avrebbe dovuto essere al corrente delle nuove tendenze.
Una rapida scorsa su YouTube mi ha infatti dimostrato che il fenomeno è esteso a tutta Italia: dove una volta c’erano Paninari e New Romantic, dove c’erano Hippopari e Metallari, oggi ci sono Truzzi e Emo.
Perciò è da sabato che mi affligge un atroce dubbio.
Io ascolto per lo più Radiohead, Muse, Franz Ferdinand, Strokes e via cantando. Il Lombardo Veneto, che odia i suddetti gruppi, ascolta jazz, Ellis Regina, Allevi e Bollani. Chi dei due è il Truzzo, e chi l’Emo???
Io, comunque, tifo Emo.
Naturalmente nessuno pretende una gran voce per una canzonetta allegra. Né ci si attende la perfezione in quanto a dizione e vocalizzi e non si fa caso se un uomo a metà di una nota trova che è troppo alta e l'abbassa d'improvviso. Non importa se il cantante corre due battute più avanti dell'accompagnatore e a metà di una strofa si interrompe per discutere col pianista e poi riprende la strofa da capo. Ma le parole ci si aspetta di sentirle.
Non vi aspettereste che quel tipo non arrivi a ricordare altro che i primi tre versi della prima strofa e che continui a ripeterli fino a che non è il momento di cominciare col ritornello. Non vi aspettate che a metà di un verso quello si fermi, si faccia una bella risata e dica che è buffo ma che sia dannato se riesce a ricordare il resto e quindi cerca d'improvvisare, ma che poi se ne ricorda, proprio quando è arrivato ad un altro punto della canzone, e quindi si ferma per tornare indietro e senza avvisare salta di qua e di là. Certo che non ve lo aspettate; ebbene vi darò una piccola idea delle interpretazioni comiche di Harris e giudicherete da soli.
HARRIS (in piedi dinanzi al piano si rivolge al popolo in attesa):E' una cosetta molto vecchia, dico. Credo che tutti la conoscano già, dico. Ma è l'unica cosa che so. E la "Canzone del Giudice", di quell'operetta... sapete, no, non intendo dire quella - voglio dire - mi capite non è vero? - quell'altra cosa dico. Poi tutti fate il coro, dico.
(Mormorii di sollievo ed ansietà di fare il coro. Brillante esecuzione dell'introduzione della "Canzone del Giudice" interpretata da un pianista nervoso. Arriva il momento in cui Harris deve attaccare. Harris non se ne accorge. Il pianista nervoso ricomincia l'introduzione e Harris comincia a cantare allo stesso tempo e butta fuori i primi due versi della "Canzone del Primo Lord". Il pianista nervoso cerca di continuare la sua introduzione, ma deve rinunciare e tenta di seguire Harris con l'accompagnamento della "Canzone del Giudice". Il poveretto vede che non vanno d'accordo, cerca di capire quello che sta facendo, e dove si trovi; la testa gli gira e smette di colpo.) HARRIS (incoraggiandolo cortesemente): Va benissimo così. Lei mi sta accompagnando molto bene, continui.
PIANISTA NERVOSO: Temo che ci sia un errore, da qualche parte. Che cosa sta cantando, lei?
HARRIS (pronto): Ma come! La "Canzone del Giudice". Non la sa?
UN AMICO DI HARRIS (dal fondo della sala): No, testone, stai cantando la "Canzone dell'Ammiraglio" (Lunga discussione fra Harris e l'amico di Harris in merito a ciò che Harris sta cantando in realtà. L'amico infine dice che non importa che cosa canti Harris purché vada avanti una buona volta e la canti, e Harris, covando palesemente il sentimento di avere patito un torto chiede al pianista di ricominciare. Al che, il pianista attacca l'introduzione della "Canzone dell'Ammiraglio" e Harris, cogliendo nella musica quella che gli pare un occasione propizia comincia.)
HARRIS: Quand'ero giovane e avevo la vocazione del Foro...
(Fragoroso scoppio di risa generale, che Harris interpreta come un complimento. Il pianista, sapendo di avere moglie e figli, abbandona l'impari lotta e si ritira; ne prende il posto uno d'animo più saldo.) Nuovo PIANISTA (allegramente): Su allora, vecchio mio, comincia tu che io ti seguo. Lasciamo perdere le introduzioni.
HARRIS (che a poco a poco ha cominciato a capire come stanno le cose - ridendo): Per bacco! Vogliate scusarmi Ma certo: ho confuso le due canzoni. E' stato Jenkins a farmi imbrogliare, dico. Su, avanti.
(Cantando; la sua voce sembra venire dalla cantina e fa pensare ai primi sordi boati che preannunciano un terremoto.)Quand'ero giovane m'ero impiegato da fattorino di studio d'un grande avvocato.
(A parte, al pianista): Troppo bassa l'intonazione, vecchio mio; riprendiamo da capo, se non ti dispiace.
(Canta nuovamente i due primi versi, questa volta in acuto falsetto. Movimento di sorpresa fra il pubblico. Una vecchia signora nervosa, presso il caminetto, si mette a piangere e dev'essere condotta fuori.) HARRIS (continuando): Spazzavo le finestre tutto contento e... No, no. Spazzavo il portone del gran casamento. E lustravo di lena il pavimento - no, in malora - oh, scusate! - che buffo che non mi venga in mente questo verso. E... E... - Oh, be'! Passiamo al ritornello, e coraggio, proviamo (canta):
Perdi-perdi-perdirindindina ora comando le navi della Regina.
Su tutti in coro. Ripetere i due ultimi versi, dico.
CORO GENERALE: Perdi-perdi-perdirindindina ora comando le navi della Regina.
E non c'è modo che Harris si renda conto della figura da cretino che fa, e di come stia seccando una quantità di gente che non gli ha fatto alcun male. In buona fede, egli crede di averli dilettati, e dice che dopo cena canterà un'altra canzonetta comica.
Domani sera ho di nuovo le prove. Misererere nobis.