Fiorello smorza i toni dopo il suo invito all’astensione durante la prima puntata della nuova edizione del radiofonico “Viva Radio Due”.
Stigmatizza i politici (“Niente voto se i politici non si muovono”) e imita le loro uscite populistiche ("quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada") imitandone alla perfezione l'arte del distinguo (“Un conto è un podio in una piazza, un conto è la radio”).
Un podio in piazza, in effetti, a meno di diretta nazionale, può raggiungere al massimo una cinquantina di migliaia di persone. Fiorello, in tv o in radio, appena qualche milione in più...
Ma il problema non è Fiorello. Quando un comico attinge dalla realtà dimostra di saper fare bene il suo lavoro. Il problema è la realtà da cui Fiorello attinge, e la convinzione diffusa che non andare a votare farebbe saltare i nostri politici sulle poltrone.
Illusi.
L’astensione può essere un segnale forte in un Paese sano, in un Paese in cui si voti secondo coscienza, secondo programmi, secondo ideologia, secondo preferenza. Ma quanti sono (neanche mi ci metto, va’), in Italia, quelli che votano secondo questi metri?
Uno su dieci, forse su cento.
In base a che cosa votano gli altri da
Noi Italiani, si sa, siamo un popolo socievole. Pieni di carissimi amici.
E allora, che cosa succede se tutti quelli che non hanno un amico decidono di non andare a votare per protestare contro questa patologica socievolezza? Succede che magari l'unico candidato che non ha amici e che continua imperterrito a fare il proprio dovere è anche l'unico ad essere trombato.
Fortunatamente la legge elettorale vigente ci ha salvati da questa lugubre eventualità. Ormai gli amici li sceglie il partito. Quindi, ci asteniamo tutti?
Per lasciare l'Italia in mano alla combriccola di Maria De Filippi? Eh no. Per quanto la cosa possa sembrare piacevole a Fiorello, io la scheda non la strappo. Non lascio la via libera ad amici & Famigghia.