domenica, 08 febbraio 2009, ore 18:20


...ma se non dovesse trovarci, che ci sia concesso di andarla a cercare.

Non ci sono solo i regimi totalitari che costruiscono i lager per dare la morte. Ci sono anche quelli che costringono ad una lunga, inutile vita senza speranza.

Dopo i campi della morte, vediamo i nostri ospedali, le nostre cliniche, spesso le case private trasformate in campi della vita. Dove i miracoli salvifici della medicina diventano condanna alla sopravvivenza. Che i credenti lo considerino una specie di contrappasso, l'oscura punizione per aver voluto sfidare la morte e la malattia? Non mi spiego, diversamente, tanto accanimento sul dolore.

Ci vengono mostrati volti di ragazze, nel pieno della giovinezza, per farci sentire degli assassini.

Anch'io vi mostrerò un volto. Il volto di Chantal Sebire, malata di cancro al naso. Aveva chiesto inutilmente l'eutanasia che ponesse fine alla sua inaudita sofferenza. Poi, ha ingerito una dose letale di barbiturici.

Questo
è il vero volto di chi soffre. Quello di Eluana Englaro, sconvolto da diciassette anni di vita vegetativa, assomiglia certo più a questo che a quello delle ruffiane foto che ci mostrano i giornali. note
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mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 14:27


Non ci è più concesso difenderci

"La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosita' del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non puo' non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso, con tutta probabilita', avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi"


Teniamone conto, ragazze, la prossima volta, quando qualcuno ci aggredirà per rubarci la borsetta. Evitiamo di reagire, lasciamoci rapinare e violentare. Forse non avremo salva la vita, ma certo non potremo concedere al nostro aggressore le attenuanti per "fiera difesa della vittima".






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martedì, 29 luglio 2008, ore 21:14

Prima delle elezioni era un tormentone. Che tra destra e sinistra non c'è più differenza. Che il governo Prodi non ha fatto niente per combattere il precariato. Che Veltrusconi. Che io mi astengo. Che tanto è uguale.

Mi chiedo se adesso qualcuno cominci a rendersi conto che no, non è uguale per niente. Io l'ho sempre gridato come una voce nel deserto.

Il governo Prodi ha commesso il grave errore di andare a rovistare nelle tasche degli italiani, gli italiani per eccellenza, quelli che evadono il fisco. Questo è stato il motivo primario della sconfitta della sinistra alle passate elezioni. Chi ha votato per Berlusconi sapeva bene, per esempio, che nel giro di un mese la nuova normativa sugli assegni sarebbe stata spazzata via da un decreto legge, e avrebbe potuto ricominciare a fare girate false per confondere le acque.

Chi si è astenuto, sostenendo che Prodi non aveva cambiato nulla, avrebbe dovuto pensarci due volte, e forse non ci ritroveremmo le città presidiate dall'esercito come nel Cile di Pinochet.

Chi non ha votato per la sinistra, perché tanto sono tutti uguali, adesso sarà contento del fatto che il precariato non solo non viene combattuto (non l'aveva combattuto il governo Prodi...), ma è sanato anche quando è fuori legge.

Chi è rimasto a casa o se n'è andato al mare sarà stato felice di vedere il nostro buon Presidente del Consiglio al sicuro dalle patrie galere grazie a un Lodo già in passato dichiarato anticostituzionale.

Io li invidio proprio, tutti quelli che non hanno votato a sinistra.
Perché per loro tutto questo non significa niente, e credono ancora di vivere in un Paese Normale.

Edito oggi, per temperare le mie accuse di ieri. Risulta difficile criticare gli astensionisti per poi vedere che in un momento importante i compagni (amici!) si sono astenuti.

Vorrei ribadire che, anche in questo caso, io non mi astengo. E stavolta voto contro.
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martedì, 19 febbraio 2008, ore 20:15

Fiorello smorza i toni dopo il suo invito all’astensione durante la prima puntata della nuova edizione del   radiofonico “Viva Radio Due”.
Stigmatizza i politici (“Niente voto se i politici non si muovono”) e imita le loro uscite populistiche ("quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada") imitandone alla perfezione l'arte del distinguo  (“Un conto è un podio in una piazza, un conto è la radio”).
Un podio in piazza, in effetti, a meno di diretta nazionale, può raggiungere al massimo una cinquantina di migliaia di persone.  Fiorello, in tv o in radio, appena qualche milione in più...

Ma il problema non è Fiorello. Quando un comico attinge dalla realtà dimostra di saper fare bene il suo lavoro. Il problema è la realtà da cui Fiorello attinge, e la convinzione diffusa che non andare a votare farebbe saltare i nostri politici sulle poltrone.

 

Illusi.



L’astensione può essere un segnale forte in un Paese sano, in un Paese in cui si voti secondo coscienza, secondo programmi, secondo ideologia, secondo preferenza. Ma quanti sono (neanche mi ci metto, va’), in Italia, quelli che votano secondo questi metri?

Uno su dieci, forse su cento.

In base a che cosa votano gli altri da 9 a 99… lo sappiamo. L’amico che chiede un favore. L’amico che dovrebbe farci avere il contributo locale. L’amico che deve trovare un lavoro al figliolo. L’amico che ci farà avere la promozione.

Noi Italiani, si sa, siamo un popolo socievole.  Pieni di carissimi amici.

E allora, che cosa succede se tutti quelli che non hanno un amico decidono di non andare a votare per protestare contro questa patologica socievolezza? Succede che magari l'unico candidato che non ha amici e che continua imperterrito a fare il proprio dovere è anche l'unico ad essere trombato.

Fortunatamente la legge elettorale vigente ci ha salvati da questa lugubre eventualità. Ormai gli amici li sceglie il partito. Quindi, ci asteniamo tutti?

Per lasciare l'Italia in mano alla combriccola di Maria De Filippi? Eh no. Per quanto la cosa possa sembrare piacevole a Fiorello, io la scheda non la strappo. Non lascio la via libera ad amici & Famigghia.

 

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