martedì, 19 agosto 2008, ore 20:18

Il fine settimana di Ferragosto è stato decisamente un toccasana. Chissenefrega se dopo le dieci di mattina il mare era già una poltiglia sabbiosa da non riuscire a vederti i piedi nemmeno a un metro dalla riva. Chissenefrega se per guadagnare il mio spazio al sole dovevo sgomitare con la Doroty, la Priora, il Cellario e l'Amica Profe della Doroty. E chissenefrega anche se dopo la mangiata di pesce del 14 a pranzo (mezzo chilo di spigola scuafanata tutta da sola), la grigliata di carne del 14 sera e il pollo ruspante di Ferragosto la sera del 15 il mio stomaco urlava vendetta con dolori lancinanti.
Quel che conta è che, finalmente, ho imparato a fare i tuffi. No, non dal trampolino, e nemmeno dallo scoglio, e neanche dal pattino, e a dirla tutta neanche dalle spalle di qualche generoso e aitante compagno di giochi. In realtà ho imparato a fare i tuffi da ferma, in acqua.
Indossando degli improbabili occhialini azzurri che mi facevano assomigliare a Mario54 mi lanciavo a testa in giù, per affiorare come una sirenetta dopo pochi metri. Cioè, questo è quello che avrei dovuto fare. Sotto gli occhi atterriti di Mikelotta e Amica Profe (La Priora e la Doroty invece si spanciavano educatamente dalle risate) mi lanciavo, arrivavo con il naso a un centimetro dalla sabbia e continuavo ad agitare i piedi fuori dall'acqua.
"Ma perché non riesco ad andare sotto???"
Le risposte al mio interrogativo erano molteplici e non sempre concordanti.
Amica Profe: "Ti devi dare lo slancio con i reni"
La Doroty (cercando di non strozzarsi con la saliva): "Ti devi dare lo slancio con i piedi"
Mikelotta (nonostante la giovanissima età, i suoi due anni di piscina la rendono un'autorevole commentatrice): "Ti butti di panza anziché di testa"
La Priora: "Tira giù i piedi!!!"
Se provavo a tirare giù o piedi, veniva su il culo, affiorando in maniera sconveniente.
Il peggio è stato la mattina del 16, con il costume taglia 46. Il punto è che di sedere avrei una 44, ma nella 44 non mi entra metà delle tette, e quindi comprometto con la 46 (che mi provoca comunque bisecanti nel seno degne di un problema di trigonometria, ma mi arrangio). Al primo tuffo mi sono ritrovata a culo nudo. Ovviamente, se il costume è largo viene giù. Sempre più difficile!!! "Datti lo slancio con i reni, con i piedi, buttati di testa, tira giù i piedi e tira su il costume!!!"
Insomma, dopo aver mostrato le mie grazie posteriori a metà dei bagnanti del lido Cavalluccio, alla fine  ho imparato.
Beh, quasi. La Doroty continua a chiedersi perché pur essendo io alta un metro e cinquanta riemergo a non più di un metro e sessanta dal punto in cui mi sono tuffata.
E  quei dannati piedi restano fuori. Sabato prossimo proverò a non agitarli come le pinne di una foca monaca impazzita.
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domenica, 08 aprile 2007, ore 22:58

Lo so che è la sera di Pasqua e dovrei essere in giro a folleggiare. Lo so, ma non ci posso fare niente. Un’altra serata come ieri non la reggo. Non la reggo proprio.

Il punto è che sotto le feste questa assurda città di emigranti si trasforma in una bolgia, un girone dantesco in cui ci si spintona e si sta stretti. Nei locali, normalmente desolati e vuoti, si fa la fila per entrare, o al meglio si rimedia un posto in piedi come sul tram all’ora di punta.
Il problema parcheggio diventa drammatico.

E dappertutto ci sono loro, gli odiosi fuori sede, con le loro parlate sdreuse da “sono andato fuori e ho perso l’accento” sì ma ne hai acquistato uno bastardo da fare schifo e per giunta quando ti distrai ti tornano le vocali chiuse che con la c aspirata toscana fanno tanto bello onesto emigrato a Pisa..

Quindi nelle feste preferirei non uscire (proprio) ma siccome si dà il caso che anche la Bru sia discesa dalle valli Padane per venirci a trovare, l’uscita è di rigore.

Ovviamente per la Doroty il ritorno della Bru è da festeggiare in grande stile. In primis, tramite immersione apneica nell’armadio alla ricerca di qualcosa di estroso e originale. Emerge prima con il maxipull che la Priora le ha confezionato a mano con un lavoro certosino di sei mesi. Ovviamente il maxipull non è un capo che sfina e sebbene la Doroty sia una stecca comincia con la solita litania: “ah ma sembro grassa”. No, non sembri grassa, sembra che tu abbia un culo, finalmente. “Sei una stronza. Vediamo se sta bene con gli stivali beige.”

A sentirli nominare, tremo già. La Doroty ha per i suoi stivali beige anni ottanta con punta arrotondata e tacco di legno un'ossessione compulsiva. Perciò nel momento in cui capisco che li sta mettendo davvero so di essere nei guai. Non uscirà di casa senza, e sono la cosa più difficile in assoluto da abbinare in modo decente. Ovviamente gli stivali beige con le calze nere sotto il maxipull celestino fanno cagare, e allora dico mettiti le calze chiare, e lei no che non mi sono depilata, e allora si cambia completamente, si mette dei pantaloni beige, e tira fuori dall’armadio una cosa enorme di voile in fantasia fiorata anni settanta. Sono curiosa di vedere che ne farà… la indossa, le arriva al menisco,si mette una cinta e se la blusa in vita. Fa un certo effetto seventy piuttosto attraente, ma c’è qualcosa che non mi torna. “Dove l’hai rimediata questa specie di camicia?” E lei, con aria naturale: “Non è una camicia, è un vestito di nonna.” Vi giuro che non vi sto prendendo per il culo. Ha veramente riciclato un vestito di mia nonna degli anni settanta in stile chemisier. Il problema è che la nonna negli anni settanta pesava già ottanta chili.
Per fortuna ha un rigurgito di buon gusto, tira fuori dall'armadio un'anonima quanto graziosa magliettina nera e si parte.

Si parte, sì, ovviamente in carovana. Perché la Doroty quando usciamo non vuole che venga in macchina con lei, adducendo il fatto che io puntualmente a mezzanotte, mezzanotte e mezza, ho sonno, voglio andare a dormire, insomma mi viene quella che qui chiamiamo la sustola, e voglio andare a casa. Allora lei dice prendi la tua macchina perché mi rompo il cazzo di riaccompagnarti a metà serata.
Esce prima di me, passa a prendere la Bru. Io esco da sola, arrivo al semaforo, il semaforo è verde e il cazzone davanti non parte, quindi suono il clacson. E qualcuno dietro suona a me. Lo insulto ad alta voce e tiro dritta. Arrivo in centro, miracolosamente trovo un parcheggio, parcheggio, e poi mi fermo cinque minuti in macchina per finire di sentire la canzone. A tutta palla, com'è d'uopo. Il cazzone che mi ha suonato prima si è fermato, che vuole, il posto? No, si è fermato più avanti, forse c’è la fila. La radio va. Sento ancora suonare il clacson, suonano al cazzone che si è fermato, perché non riparte? Riparte. Ma quella macchina mi sembra di conoscerla.

E’ la Doroty che mi aveva raggiunta, mi aveva suonato per farsi notare, aveva continuato a lampeggiare, aveva anche provato a sorpassarmi senza che io mi accorgessi minimamente di nulla. Adesso esco dalla macchina e cerco di raggiungerla a piedi nel traffico. La raggiungo, afferro la maniglia e la portiera non si apre. La Doroty mi fa dei gesti terribilmente stizziti e armeggia con i comandi, la cretina si è chiusa dentro. Pasticciamo un minuto con lei che prova a sbloccare le portiere e io che provo ad aprire quando ancora non sono sbloccate. Da dietro ci suonano, ci tirerebbero le uova marce se le avessero a disposizione.

Finalmente sono dentro, “Perché cazzo ti chiudi dentro la macchina???”

“C’è il blocco automatico, deficiente, le macchine nuove ce l’hanno tutte!!! A momenti spacchi tutto, rimbambita.”

Incasso con nonchalance e un vaffanculo discreto. La Bru si cappotta dalle risate.

E questo è solo il prologo della serata.

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lunedì, 12 marzo 2007, ore 19:33

Tra ieri e oggi ho abortito due topic, e la maledizione di splinder si è abbattuta su di me.
Stamattina, mentre correvo per raggiungere la 206 (non ero in ritardo, però ero contenta, e quando sono contenta corro a testa bassa come un muflone deficiente), sono inciampata in una buca nell'asfalto, ho tentato di mantenere l'equilibrio, ma i miei simpatici stivali sportivi di camoscio con la suola arrotondata mi hanno tradita, e sono caduta giù lun... corta sulla ghiaia graffiandomi le mani e le ginocchia, e urlando:"Maaaaaaammmaaaaaa!"
La Doroty che era ancora in casa ha riconosciuto la mia voce, si è affacciata alla finestra e mi ha vista che alzavo le mani insanguinate come una miracolata e assumevo un'espressione da maschera greca (vedi foto).
La Priora è scesa a sollevarmi pensando che mi fossi come minimo spezzata un arto per gridare a quel modo, il Cellario ha rotto una bottiglia di deodorante nella foga di trovare il disinfettante per medicarmi, la Doroty si è offerta di accompagnarmi al lavoro, dove ho continuato a spargere sangue e plasma su distinte di versamento e estratti conti.
Ora sulle mani ho due garze bianche in perfetta posizione da stimmate.
Il mio Maestro di Tai Chi crederà che è una scusa per non fare il Pu Bu.
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sabato, 30 dicembre 2006, ore 00:26

Vabbè, questa merita.
Ieri sera torno a casa distrutta dopo dodici ore di estenuante battaglia tra mandati reversali e carte contabili. La Doroty stranamente è a casa impigiamata. Mi telefona la Bru. "Uuuuuuuh finalmente ti ho trovato, andiamo a farci un giro"
"Tu sei caduta di testa per terra (italianizzazione, n.d.t.), io sono appena tornata dall'ufficio e voglio solo cenare e spallarmi due ore davanti al pc"
"Nooooo dai, sono qui solo due settimane e non siamo uscite insieme per niente, vieni a farti un giro sotto casa mia al centro commerciale."
Sto per darle definitivamente della mentecatta quando vedo la Doroty farmi dei cenni spasmodici e disperati. "Ok, vengo"
Chiudo il telefono e la Doroty: "Sì vacci, è veramente depressa, è da oggi che ti cerca."
"E non poteva uscire con te?" tanto lei non ha un cazzo da fare, è in ferie.
"E che ne so, cercava te!" E' chiaramente gelosa.
Mi risolvo ad uscire. Mi prendo un tè con i biscotti e riesco quasi a rilassarmi. Chiacchieriamo un po' di maschietti e dopo un'oretta mi riavvio alla macchina, ma vedo che Bru, dura, invece di prendere la strada di casa, mi segue. "Ma che fai? Mi accompagni alla macchina?"
"No, dài, vengo un po' a casa tua"
Questo implica doverla riaccompagnare in macchina dopo,  ossia quando si risolverà ad andare a casa, ossia conoscendo la Bru non prima di mezzanotte, ossia quando io sarò ormai incapace di reggermi ancora sulle gambe, figuriamoci distinguere tra il pedale del freno e quello dell'acceleratore. "Eeeeeeh" azzardo "Ma poi chi ti riaccopagna...?"
"No, poi magari esco con la Doroty."
Desisto dal farla desistere e me la porto a casa. Da fuori vedo le luci spente...  "Ecco" esordisco "La Doroty s'è di nuovo impallata davanti al pc a chattare con Galileo" (tizietto con cui la Doroty intrattiene un ricco scambio virtuale dopo aver intrattenuto un altrettanto ricco scambio ben poco virtuale la scorsa estate). Questo mi indispettisce perchè naturalmente non sarò libera di intrattenere i miei ricchi scambi virtuali con il mio ricco tizietto ben poco virtuale che... cacchio, mi sono impallata.
Insomma a farla breve entro in casa borbottando contro di lei. Avverto oscure presenze nel soggiorno buio... Lampi di flash e una morra di persone che salta fuori da dietro i divani gridando: "Sorpresa!"
Solo allora mi accorgo della scritta di cartone AUGURI legata con lo spago alla punta dell'albero di Natale e al lampadario... Mi cappotto dietro la poltrona del Canc e azzardo: "Ma veramente il mio compleanno è domani..."
"Sì ma domani tornano mamma e papà e non possiamo fare un cazzo, cretina" mi risponde la Doroty tutta sorridente. "Invece così aspettiamo la mezzanotte e ti facciamo gli auguri!"
Seeeeeee, non li conoscessi. A mezzanotte meno un quarto siamo rimasti praticamente solo io (accasciata sul divano come un ragdoll), la Bru pimpantissima, la Doroty scoglionata e i miei cugini che si menano tra loro come se non fossero mai usciti dalla preadolescenza. E naturalmente anche Fabbbio, che non usa dormire.
L'intenzione della Doroty era fare un rinfresco, ma ha invitato tutti dicendo di non cenare, e il risultato è stato un affamamento generale che personalmente ho sfogato con il Martini. Altri di gusti più semplici come Fabbbio e il dr Kenz si sono invece dedicati con devozione al vino rosso. La Doroty al solito spaziava, non avendo preferenze, fingendo di non bere nient'altro che acqua tonica.
Il risultato è stato che stamattina si vedeva proprio che avevo un anno in più.
Anzi, magari pure cinque. note
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