Lo so che è la sera di Pasqua e dovrei essere in giro a folleggiare. Lo so, ma non ci posso fare niente. Un’altra serata come ieri non la reggo. Non la reggo proprio.
Il punto è che sotto le feste questa assurda città di emigranti si trasforma in una bolgia, un girone dantesco in cui ci si spintona e si sta stretti. Nei locali, normalmente desolati e vuoti, si fa la fila per entrare, o al meglio si rimedia un posto in piedi come sul tram all’ora di punta.
Il problema parcheggio diventa drammatico.
E dappertutto ci sono loro, gli odiosi fuori sede, con le loro parlate sdreuse da “sono andato fuori e ho perso l’accento” sì ma ne hai acquistato uno bastardo da fare schifo e per giunta quando ti distrai ti tornano le vocali chiuse che con la c aspirata toscana fanno tanto bello onesto emigrato a Pisa..
Quindi nelle feste preferirei non uscire (proprio) ma siccome si dà il caso che anche la Bru sia discesa dalle valli Padane per venirci a trovare, l’uscita è di rigore.
Ovviamente per la Doroty il ritorno della Bru è da festeggiare in grande stile. In primis, tramite immersione apneica nell’armadio alla ricerca di qualcosa di estroso e originale. Emerge prima con il maxipull che la Priora le ha confezionato a mano con un lavoro certosino di sei mesi. Ovviamente il maxipull non è un capo che sfina e sebbene la Doroty sia una stecca comincia con la solita litania: “ah ma sembro grassa”. No, non sembri grassa, sembra che tu abbia un culo, finalmente. “Sei una stronza. Vediamo se sta bene con gli stivali beige.”
A sentirli nominare, tremo già. La Doroty ha per i suoi stivali beige anni ottanta con punta arrotondata e tacco di legno un'ossessione compulsiva. Perciò nel momento in cui capisco che li sta mettendo davvero so di essere nei guai. Non uscirà di casa senza, e sono la cosa più difficile in assoluto da abbinare in modo decente. Ovviamente gli stivali beige con le calze nere sotto il maxipull celestino fanno cagare, e allora dico mettiti le calze chiare, e lei no che non mi sono depilata, e allora si cambia completamente, si mette dei pantaloni beige, e tira fuori dall’armadio una cosa enorme di voile in fantasia fiorata anni settanta. Sono curiosa di vedere che ne farà… la indossa, le arriva al menisco,si mette una cinta e se la blusa in vita. Fa un certo effetto seventy piuttosto attraente, ma c’è qualcosa che non mi torna. “Dove l’hai rimediata questa specie di camicia?” E lei, con aria naturale: “Non è una camicia, è un vestito di nonna.” Vi giuro che non vi sto prendendo per il culo. Ha veramente riciclato un vestito di mia nonna degli anni settanta in stile chemisier. Il problema è che la nonna negli anni settanta pesava già ottanta chili.
Per fortuna ha un rigurgito di buon gusto, tira fuori dall'armadio un'anonima quanto graziosa magliettina nera e si parte.
Si parte, sì, ovviamente in carovana. Perché la Doroty quando usciamo non vuole che venga in macchina con lei, adducendo il fatto che io puntualmente a mezzanotte, mezzanotte e mezza, ho sonno, voglio andare a dormire, insomma mi viene quella che qui chiamiamo la sustola, e voglio andare a casa. Allora lei dice prendi la tua macchina perché mi rompo il cazzo di riaccompagnarti a metà serata.
Esce prima di me, passa a prendere la Bru. Io esco da sola, arrivo al semaforo, il semaforo è verde e il cazzone davanti non parte, quindi suono il clacson. E qualcuno dietro suona a me. Lo insulto ad alta voce e tiro dritta. Arrivo in centro, miracolosamente trovo un parcheggio, parcheggio, e poi mi fermo cinque minuti in macchina per finire di sentire la canzone. A tutta palla, com'è d'uopo. Il cazzone che mi ha suonato prima si è fermato, che vuole, il posto? No, si è fermato più avanti, forse c’è la fila. La radio va. Sento ancora suonare il clacson, suonano al cazzone che si è fermato, perché non riparte? Riparte. Ma quella macchina mi sembra di conoscerla.
E’ la Doroty che mi aveva raggiunta, mi aveva suonato per farsi notare, aveva continuato a lampeggiare, aveva anche provato a sorpassarmi senza che io mi accorgessi minimamente di nulla. Adesso esco dalla macchina e cerco di raggiungerla a piedi nel traffico. La raggiungo, afferro la maniglia e la portiera non si apre. La Doroty mi fa dei gesti terribilmente stizziti e armeggia con i comandi, la cretina si è chiusa dentro. Pasticciamo un minuto con lei che prova a sbloccare le portiere e io che provo ad aprire quando ancora non sono sbloccate. Da dietro ci suonano, ci tirerebbero le uova marce se le avessero a disposizione.
Finalmente sono dentro, “Perché cazzo ti chiudi dentro la macchina???”
“C’è il blocco automatico, deficiente, le macchine nuove ce l’hanno tutte!!! A momenti spacchi tutto, rimbambita.”
Incasso con nonchalance e un vaffanculo discreto. La Bru si cappotta dalle risate.
E questo è solo il prologo della serata.
Tra ieri e oggi ho abortito due topic, e la maledizione di splinder si è abbattuta su di me.