giovedì, 26 marzo 2009, ore 14:16

Quando l'abbiamo visto la prima volta in tv, in quelle foto scattate al commissariato, con il volto contratto, la faccia "da pugile", l'aria malandata, abbiamo urlato tutti al mostro. Labbra carnose, occhi infossati, naso prominente, tutto collimava con l'idea di bruto stampata a fuoco nelle nostre menti. Facile credere che fosse lui il trascinatore, nella penosa vicenda, e il timido biondino dagli occhi azzurri fosse stato convinto, costretto, forse cooptato; e poi, sotto il peso della coscienza, aveva confessato.

Quanto ci sbagliavamo. A riprova che ogni reazione emotiva ad un evento criminoso è sbagliata e crudele. Per giorni il volto di Racz Karol è comparso sulle prime pagine di giornali e telegiornali come l'incarnazione delle nostre paure. Oggi lo vediamo piangere, cercare un risarcimento per la sua immagine corrotta e calpestata. Sfruttare quello stesso mezzo che l'ha infangato per risorgere. La televisione, dio che atterra e suscita, gli ha fornito a un tempo la condanna e il riscatto. Gli auguro che sia completo e che lo allontani per sempre da strade che, forse, non avrebbe mai voluto percorrere.

Resta il monito. Come dice Aldo Grasso sul Corriere, la sua colpa principale era di carattere fisiognomico. Nessuno crede più a Lombroso, ma nelle nostre menti aleggia ancora l'idea che il volto sia lo specchio dell'anima.
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categoria : pennarelli



martedì, 17 febbraio 2009, ore 14:21

Inevitabilmente, ogni qual volta noi si decida di andare a Venezia, al Lombardo Veneto gli viene la Cinese, l'Asiatica e l'Americana tutto insieme.

E così sono qui a casa sua a fargli da infermiera. 

Fortuna che sua cugina fa la commessa in una profumeria... note
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categoria : acqua calda



domenica, 08 febbraio 2009, ore 18:20


...ma se non dovesse trovarci, che ci sia concesso di andarla a cercare.

Non ci sono solo i regimi totalitari che costruiscono i lager per dare la morte. Ci sono anche quelli che costringono ad una lunga, inutile vita senza speranza.

Dopo i campi della morte, vediamo i nostri ospedali, le nostre cliniche, spesso le case private trasformate in campi della vita. Dove i miracoli salvifici della medicina diventano condanna alla sopravvivenza. Che i credenti lo considerino una specie di contrappasso, l'oscura punizione per aver voluto sfidare la morte e la malattia? Non mi spiego, diversamente, tanto accanimento sul dolore.

Ci vengono mostrati volti di ragazze, nel pieno della giovinezza, per farci sentire degli assassini.

Anch'io vi mostrerò un volto. Il volto di Chantal Sebire, malata di cancro al naso. Aveva chiesto inutilmente l'eutanasia che ponesse fine alla sua inaudita sofferenza. Poi, ha ingerito una dose letale di barbiturici.

Questo
è il vero volto di chi soffre. Quello di Eluana Englaro, sconvolto da diciassette anni di vita vegetativa, assomiglia certo più a questo che a quello delle ruffiane foto che ci mostrano i giornali. note
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categoria : belpaesedimmerda



lunedì, 12 gennaio 2009, ore 19:20

Se Fazio non fosse così maledettamente paraculo.
Se la PFM non avesse cantato la versione censurata di Bocca di Rosa anziché quella originale.
Se non avessero affidato la mia canzone preferita a quella mezza sega di Jovanotti.
Se Samuele Bersani non avesse avuto l'influenza.
Se uno dei pochissimi interpreti intervistati non fosse stato Tiziano Ferro, ma, che so, uno a caso, Massimo Bubola? Mario Pagani?
Se ci fosse stata anche un'altra voce femminile oltre quella purissima di Antonella Ruggiero...

...sarebbe stata una serata perfetta.

Ma anche così c'è andata vicino.

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categoria : le parole degli altri